Giungere a Bivongi, in Calabria, significa entrare nel territorio che fece parte della Magna Grecia. Da Monasterace marina, dove sorge l’antica Kaulon, in appena dieci minuti di macchina, dopo avere percorso la S.S. 106 (E90) e imboccato il bivio per Serra San Bruno (S.P. 110), si giunge nella cittadina di Tommaso Martini, pittore del ‘700 napoletano, discepolo del Solimena. Bivongi, si presenta al visitatore con un aspetto molto caratteristico. È adagiato ai piedi del monte Consolino in una verde vallata attraversata dal fiume Stilaro e Melodari. Le sue origini ci riportano all’anno mille. Studiosi di toponomastica farebbero derivare il suo nome dal greco bombix (vomvix) baco da seta, divenuto nel corso dei secoli Bibungi, Bivongi e Bivongi. A supporto del suo nome di battesimo la ricca presenza, sul suo territorio, di gelseti che hanno favorito la bachicoltura fino agli anni 1940 in cui ci fu un grande sviluppo economico. Nel 1931, con una produzione di 400 ql. di bozzoli fu il primo produttore in Calabria. Rinomato l’olio e il vino che ha la denominazion D.O.C.

CENTRO STORICO

 

La parte antica della cittadina è una testimonianza del passato con la sua particolare architettura che presenta le case incollate tra di loro, le sue stradine e i suoi vicoli (viniadi) come se fossero delle vene, da percorrere in fila indiana. Grazie alle sue bellezze artistiche e naturali e alle sue tradizioni, conserva un fascino antico e inalterata la propria storia.

CHIESA CATTOLICA

 

La chiesa fu costruita nel 1610 su quella preesistente del 1300 i cui resti sono stati rinvenuti nel corso del restauro del 1995. Ciò a supporto di alcuni antichi documenti del 1325 in cui si legge che frater Johannes pagava la decima di un tarì per la chiesa intitolata a S. Joannes de Bubungi. La chiesa è infatti intitolata a S. Giovanni Battista Decollato anche se, dal 1985, è stata elevata a santuario di Maria SS. Mamma Nostra, la Madonna venerata dai bivongesi nel mondo.

CHIESA ORTODOSSA

 

Fiore all’occhiello degli ortodossi in Italia è la basilica di S. Giovanni Theristìs (Mietitore), una costruzione dall’architettura arabo-bizantino-normanna del sec. XI.

Dopo nove secoli di abbandono, il manufatto, nel 1994, è dive-nuto sede dei monaci greco-ortodossi del monte Athos.

BIVONGI COM’ERA

Natura

Arte

Cucina

Sono stati loro i veri artefici della ricostruzione ortodossa in Calabria riportando il monastero al suo antico splendore. Dopo essere stati per 14 anni custodi del Santo Mietitore, nel 1998, per vicende non molto note, sono ritornati sul monte Athos.

Oggi, è sede di una comunità di monaci romeni-ortodossi che vivono in preghiera e custodiranno il monastero per novantanove anni come deciso dal Consiglio comunale.

La festa del Santo è celebrata il 24 febbraio.